Intermezzo

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Marina. Olio, di C.Zavattini

Marina.olio.Cesare Zavattini

Dal turbinio divino il pensier diviene verbo che comunica con tutto, pur parlando con se stesso.

“Questa genesi, che solo in parte ho qui narrata fu una grande sfacchinata. L’ho scoperto solo adesso, colpa mia che l’ho inventata.

Che fatica esser divino!

Dopo aver tanto operato, sento nascere il bisogno di un riposo meritato e di un buon bicchier di vino.

So’ di zona oltre confine che par fatta su misura per riprendere le forze e migliorar poi la natura.

Non spendo il becco di un quattrino, son servito, riverito, il personale è sopraffino.

Ci vado senza alcun preavviso, e almen per un mesetto, mi rifugio in paradiso”

Uno schiocco soffocato, un sorriso malizioso e come un lampo è già partito.

S’adagia molle sulla spiaggia, gioca a tennis, a volte a palla e nel mar fa il morto a galla.

Alla sera si dà all’arte, va ai concerti senza scarpe – là è di moda – dove suonan con le arpe.

Tutto è fatto su misura.

E’ una gran villeggiatura!

Canticchiando, il giorno dopo, nella sua dorata spiaggia, “EL”, si rotola felice nella calda, fine sabbia.

E’ divina la vacanza, ma non ha nulla da fare se non qualche nuotatina. Ai concerti quando è sera, e al mare la mattina.

Passa il tempo.

L’inizial gioia cede il posto a una gran noia.

Cambia spesso posizione in sofferente agitazione:

“L’universo l’ho già fatto.

Separando dal ciel le acque ho creato anche la terra, con il sole, luna e stelle, e di ciò sono soddisfatto.

Per la specie dominante, non lo sono ancora affatto.

Dovevo crear forse per gradi, “non lanciare a caso i dadi”.

Son a mia immagine e somiglianza, meglio assai degli animali, ma sono ancora in minoranza.

Non vedo il caso di preoccuparsi.

Per ora basta, ne ho abbastanza!”

Con lo scatto di un atleta balza in piedi: ha intenzione di andar, del vasto luogo, in sportiva esplorazione.

Prende a nolo uno zainetto, “tutto pronto pel campeggio”.

Col fardello sulle spalle, passo lungo ben disteso, si dirige al fondo valle.

Imbocca a caso un sentier tortuoso, accidentato, semi-buio e polveroso.

Ad una curva arresta il passo. Gli appare un fatto strano, anormale pur in quell’ambiente inospitale.

nudo.Bassorilievo ligneo. R.BolognesiNudo. Bassorilievo ligneo, di R.Bolognesi

Seduto su un rialzo piatto e basso se ne sta, nudo, trasparente, un corpo astrale in una posa inusuale.

Aggrotta la fronte… suda:

“Porco giuda!.. Quell’astrale è donna nuda!...”

Ne rimane un po’ turbato ma l’autore del creato non è toccato dal peccato. Corregge il tiro rivolto a un grosso sasso inanimato:

“Giuda ancora non è nato, chiedo scusa, mi son sbagliato!...”

Il grosso sasso sgrana gli occhi, e una bocca scricchiolando, lenta s’apre in rozzi blocchi.

Nessun di ciò si meravigli, ci son più favole nei cieli di tante lette ai nostri figli.

Da quella buia fenditura, rimbomba una voce scura, da stupir e far paura:“sei tu che l’hai così voluta”… dalla costola strappata, nuda l’hai infin creata.

Non vestir quel corpo astrale! Non lo fare, te ne prego, lasciala star come le pare.

Sarà, è vero, un po’ eccitante, ma così al naturale fa sol bene e a nessun male.

Godi anche tu di quella vista e almen per una volta, sii sportivo e femminista.

Io, seppure inanimato, ammiro curve sì armoniose che, unite a tutte la altre cose, non credermi un gradasso, han persino il divin dono di eccitare anche me, che son purtroppo solo un sasso”.

    Sasso animato.Olio, A.Cappellinisasso animato.olio.Aldo Cappellini  

Dopo aver così parlato si ricompone per non essere da “EL” sgridato, e ritorna come sempre, un grosso sasso inanimato.

Il signore tollerante fa un sorriso compiacente e riprende la sua strada, benedicendolo parzialmente.

Nel mondo morto che è sol tragedia, si delinea una commedia: sulla scena il corpo astrale della pizia, incurvato su se stesso, per timore del signore che le sta di fronte adesso.

                                Il Signore: " Sei perfetta, sei avvenente, sembri un’anima innocente.

Raddrizza quel tuo corpo torto e dimmi: che ci fai in questo lontano mondo morto?"

La Pizia: " Nel mio terreno profetare, predico in rima popolare. Non vorrei troppo annoiarti se mi lasci argomentare."

Il Signore: " Ti ascolto invece volentieri, sii sincera ed essenziale. Dante Alighieri non è ancor nato, prosastica pur come ti pare, anche in modo strampalato."

                                La Pizia: " Son di Delfi profetessa.

Fin da giovane laggiù, mi divertivo a blaterare e la gente faceva ressa per venirmi ad ascoltare. Un sacerdote interpretava il mio assurdo profetare, poi di notte, come d’uso, nel mio giaciglio s’infilava.

Mi sussurrava d’essere Apollo, il mio virile alato dio, e dopo giù, senza controllo."

                                Il Signore: "Quello che dici non gli fa onore. Era un pagano e mentitore."

La Pizia: " Sarà mentitore e anche pagano, ma quello che importa è che lo amo."

                                Il Signore: " Lo devi scordare! Tutti gli dei son sotto controllo, Nettuno, Urano, Venere e Apollo.

                                Da ora e per sempre son condannati. In questo luogo li ho confinati.

                                Quel furbo dio, te lo ripeto, lo devi scordare."

                                La Pizia: "Non mi do pace.

Una mattina, dopo una notte di lungo abuso se n’è andato, in tutti i luoghi l’ho a lungo cercato. Era sparito. Volatilizzato."

Il Signore: "Ora capisco perché tu sia qui, evanescente, col tuo corpo astrale. Sei un’ingenua senza controllo se vuoi ritrovare quel falso dio Apollo."

La Pizia: "Come fece anche Orfeo, per quel che si dice, che dall’Averno salvò Euridice, nel regno dei morti assunta son io con la tenue speranza di ritrovare il mio dio."

                                Il Signore: "E' mera illusione. Ti puoi rassegnare, almeno per ora.

Da buon padre-eterno voglio darti un consiglio: ritorna giù in terra, non cercar rogne, ancora. Vai prima in convento e poi fatti suora!..."

(gli si blocca in gola la parola, poi, confuso e imbarazzato…)

"Quel tempo no non è arrivato!... Ti chiedo scusa, ho  sbagliato. Si fa a volte confusione, in questa cosmica regione. Il futuro, il passato ed il presente, se non si fa molta attenzione, si confondon facilmente."

La Pizia: "Son confusa infatti anch’io, ma penserò come la penso, ora e sempre, a modo mio."

Il Signore: "Dammi ascolto figlia mia, molto meglio se vai via. Quell’Apollo t’ha imbrogliata e se non sei più verginella, non è certo colpa mia. Torna a fare la vestale, e se permetti aggiungo ancora:Sii prudente d’ora in poi, e a certi dei non gliela dare…"

Come un rombar di tuono, s’alza un grido ed una voce….

       Medusa. Olio b/n di Lorenzo Marzano

medusa.olio B/N.Lorenzo Marzano“Via, via, via! Andate via da casa mia!...”

Il Signor del solo amore e della pace alza il viso, guarda e tace.

Scivolando nel gran vuoto si avvicina una figura e si delinea un volto noto.

Un volto livido, grinzoso, colorato con la bile in un tempo assai remoto.

Una criniera ha sulla testa, non di morbidi capelli, ma di viscidi serpenti un’autentica foresta.

Continuando a scivolare, sbracciando gli arti minacciosa, pur con occhi e bocca chiusa, par più furia che Medusa.

Il Signore, senza fare alcuna azione, prima ancor che s’avvicini, la blocca al limite del mondo e la costringe in sospensione.

Alza poi la bianca mano con divin – gesto regale – e:

“Non ti permetto di avanzare cadaverica figura, ma ti concedo di parlare. Per mia divina concessione, puoi vomitar quel che ti pare”.

Medusa, ancora con gli occhi chiusi, spalanca orrenda la sua bocca e lancia un grido roco che le soffoca la strozza.

Poi, la voce sfrigolante che par filtrata dalla sabbia, comincia a uscir da quella fogna pregna d’odio misto a rabbia:

“Non lasciarmi in sospensione. Per me è peggio della morte, stai attento, se decido ed apro gli occhi, sarà triste la tua sorte.

Lasciami libera di andare o ti dovrò pietrificare”.

Il Signor fa un sorrisetto:

“Ben conosco il tuo vizietto: tramutar chi vuoi puoi in pietra e poi andar serena a letto. Ma con me quel tuo potere, puoi provarlo, non funziona e riconosco che Perseo nel privarti della testa, fece solo cosa buona”.

L’argomento trasparente fa infuriar di più Medusa che emette ancora un altro grido da paura.

I serpenti su quel capo che nessun doma, irritati, si divorano fra loro, rinascendo così in fretta, da non sfoltir l’orribil chioma.

Medusa grida, minaccia, ingiuria e al mal dà sfogo.

“Se scateno la mia rabbia apro gli occhi, entro in azione e farò anche a voi due, quel che feci a Poseidone

Draghi. Scultura in marmo, R.Bolognesi

                  draghi .scultura.R.Bolognesi

 

I suoi figli, nel mio ventre concepiti, senza averne l’intenzione: cani, vipere e anche draghi, pur tradita generai e per vendetta, col potere del mio sguardo, senza pietà pietrificai”.

“Taci!...” – le impone il buon Signore – “Se davvero ne hai l’intenzione puoi provarci, io ti sfido! Entra in azione!”

Lei solleva lenta il volto, più lenta ancor socchiude gli occhi per spalancarli poi di colpo.

Ha vetrose e spente le pupille, ma par che al sol guardarla, emettan gelide scintille.

Avvolge truce con lo sguardo sia il Signor che il corpo astrale, con la bestiale volontà di tutti e due pietrificare.

Non accade proprio niente.

Non si può uccidere nessuno se Dio non lo permette, neppur quel corpo trasparente.

Medusa strilla e sbuffa per lo smacco:

“Non sfuggirete al mio successo. Ho il voltaggio di riserva. Nella manica ho quell’asso che riuscirà a tramutarvi, tutti e due in duro sasso.

“Il Signore non si sfida…” .- dice EL - “IO” non fuggo e neppure il corpo astrale. “IO” ti ho creata, “IO” ti distruggo!”

Alzò appena appena un dito.

Dissolta la Medusa, ne restò soltanto il mito.

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