Abramo

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Abramo – il patto

Non tutto della storia finisce sempre bene o in gloria.

Chi per natura è  “ben dotato”, spesso è  deriso e chiacchierato con qualche piccante, immorale storiella che coinvolge, - ed è   sempre quella -, qualche attraente, non più vergin donzella.

Il buon Abramo, per sua fortuna, era davvero un “superdotato”.

D’indole ingenua in generale, a quel suo “coso peduncolare” non aveva mai osato neppure pensare.

Non è  esatto dire: che il “coso” di Abramo nessuno l’avea a volte ammirato o perlomeno un poco sbirciato.

C’era chi, anzi, lo vagheggiava e senza pudore spesso lo usava.

Diritto di moglie!

Nudo. Olio, di Oliviero Dinelli

Nudo.olio. Oliviero DinelliLa sua dolce Sara che tanto egli amava, era uno schianto, di forme apparenti, un po’ lussuriosa, assai laboriosa e come ogni donna fin troppo curiosa.

Quando era certa di non essere vista, scivolava prudente in certi locali, per constatar se come quello d’Abramo, ce ne fossero altri, più grandi magari.

La mogliettina, vedendone uno che lo ergeva con più virile armonia, batté in ritirata e fuggì  rapida via.

Corse agitata a rifugiarsi in famiglia, sbattendo turbata le sue lunghe ciglia.

L’imbarazzante visione non poteva svelare, era un segreto suo personale.

Nel contempo, lo sposo, nutriva pensieri di conflitti importanti, conflitti di fede anche allor stravaganti.

Sotto il cielo d’olimpo c’erano solo casini.

Non erano dei, ma dei burattini.

Fra il guazzabuglio di quei manichini, c’era più marmo che beati o divini.

Abramo, sputò  il corto bocchino del narghilè  e, non essendoci alcuno a criticare, si abbandonò  e prese a gridare:

“C’è  soltanto un buon Dio che si deve adorare!”

Sentì  un borbottio e intuì,  per istinto, che quello strano vibrato proveniva da Dio:

“Io, sono Io!...

Se sincera avrai fede, allor potrai dire:

Il mio unico Dio che tutto conosce, a tutto provvede.

Quel che ti ordino ora, è  di lasciar subito Haran per una terra speciale, fertile e nuova.

Riunisci la famiglia, raggruppa il bestiame, dirigetevi a Caanan dove potrete sostare.

Inizierai lì  a predicare, dando vita a una stirpe da dove inizia il gran mare.

Caanan stessa, potrebbe’esser per premio, la vostra “terra”.

Con questo patto, tutti i tuoi figli saranno anche i miei; è  una promessa.

Iniziarono il cammino: Abramo ripensava nell’andare, a quell’ordine divino: come fare se sua moglie, non era in grado di figliare? Partorì   un’idea amara: usare il “coso” fuori Sara.

Il buon Dio non si discute.

Quando Abramo al suo gruppetto fa far sosta, celata in parte da una duna, c’è  una giovane moretta, invitante e in bella mostra; in fretta dice, biascicata una preghiera, ed “allupato”, di soppiatto, sguscia via di gran carriera.

A far quello non c’è  male. Lo fanno tutti. E’ universale, ma si fa e non si dice: il Signor dei sette cieli, li comprende e benedice.

Ciò  che più sorprende Abramo – e non Abramo solamente – è  che Sara in quel frangente, non si accorga ancor di niente.

I prescelti camminan lesti, col fiato grosso e un po’ mozzato.

Lo stato di mari hanno alle spalle e altre terre han superato. Procedon con fede in petto, e in cuor costanza, finché appare, ai loro occhi stanchi, lo stato di Caanan, la speranza.

Abramo lasciò  il certo non amato, per l’incerto ancor da amare.

Il profeta del divino, per la nobile missione, nessun osò  mai contestare.

Poco tempo per pensare, troppe cose da sbrigare. Nella Caanan del destino, si mise presto a trafficare.

Gli andò  male.

Incombeva in quella terra una grave carestia, un’autentica sciagura, una funesta anomalia.

Abramo, da gran dritto, prese il via e andò  in Egitto.

Combinò  affari con profitto. Si fece rispettare. Con il “coso” o senza il “coso”, era in fremente, continua azione.

La notizia del caldeo e della sua predicazione giunse fino al faraone, che per farne conoscenza gli concesse una speciale, “personale lunga udienza”.

Ossequioso, dal sovrano, si presentò  con la moglie Sara, tenendola umile per mano.

Per confondere le acque la presentò  come sorella. Quella buona, santa e bella. Era giovane, eccitante, spiritosa in modo lieve, e quegli occhi da cerbiatta fecero crescer la pressione al sovran del grande Nilo: il sensuale Faraone.

Terminata poi l’udienza con il solito rituale, uscì  Abramo a testa bassa con la mente in confusione perché Sara, in conclusione, restò  preda involontaria di quel marpion del Faraone.

Per la sabbiosa via di casa si insinuò  la Santa voce: “L’alleanza che ho con te ti darà  pace. Sarai patriarca e santa guida di una gran popolazione…”

Come al solito “lui” parla e poco dice, poi, finisce con lo schiocco, sale in cielo, e lì  svanisce.

Fra la sposa del profeta ormai straricco, e il Faraone po’ speciale, non si trattò  solo di sesso ma di politica ambientale.

Il Faraone rese Sara dopo un uso prolungato, e firmò  un lasciapassare per farli uscire dallo Stato.

Riunì  Abramo la famiglia, schiave, schiavi, la zia e lo zio, fuggì  via da quei pagani e dal sincretico lor Dio.

Nonostante il lungo andare non gli parea di camminare ma, per l’esaltante gioia, addirittura di volare.

Di colpo un brusco arresto, Abramo divien freddo, di marmo. Come al solito essenziale, autoritario, Jahvè  gli sussurrò  un ordine conciso:

“Io sono El Shaddai a cui tu non sfuggirai. Ascolta muto la mia voce. Questo è  un ordine preciso: che ogni maschio, come suggello al nostro patto, d’ora in poi sia circonciso. Se di razza poi diverso ma di fede non sia privo, che anche lui sia circonciso”.

Terminato di ordinare uno schiocco e via: in ciel, senza volare.

Abramo radunò  i maschi in vari gruppi. Li circoncise tutti, sol per fede e senza dubbi.

Poi, il patriarca per elezione trasmise al mondo, la genial trovata della bizzarra divina decisione.

Da ogni angol della terra si sollevò  l’invocazione:

“circoncisione!” “circoncisione!” “circoncisione!”

Un proclama non deluso, perché oggi ancora in uso.

Tanto tempo era passato da quando in ciel Dio era tornato.

Il “progetto stirpe”, come un’onda di marea dilagò, con il fulcro “promozione”, nella lontana Bersabea.

Fanciulla. Olio su sabbia, di Jessyra Padurean

Giovinetta.Olio su sabbia.Jessyra Padurean

Tutto ciò   fin qui narrato l’ho saputo da una tizia ancor pagana, che con malizia mi ha, in privato, raccontato quel che le è  parso d’inventare e io… l’ho scritto.

E’ cosa grave, non ne son molto giulivo. Mi sa così,  che alla mia morte, non andrò  in paradiso.

Ce n’è  un’altra di faccenda che ritengo rilevante e fors’anche più importante.

Voglio essere sincero. Per giustizia più preciso. Come premio, alla fin-fine forse andrò  in quel paradiso: “io, non sono circonciso!”

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