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Il diluvio universale Olio di
Aldo Cappellini
Il buon Noè dai piedi dolci, lavorando alacremente costruì col parentado una grandarca per un diluvio, tremendo ed imminente. Radunò vari animali, differenti come specie ma con i sessi disuguali. Fu unimpresa colossale ma pur avendo i piedi dolci, finalmente giunse a Vulci, dove, data la stagione, infestata era di pulci. A completare ladunanza bisessuata, mancavan solo proprio quelle, ma a Vulci da Noè, la lacuna fu colmata. Acchiappò due pulci innamorate. Vedere Noè grattarsi prima poi spulciarsi, era un fatto inusuale. Accidenti a questa Vulci ma per dio, salvò le pulci. Ogni coppia di prescelti finalmente fu formata e la grandArca completata. Il buon Noè, con far giocondo, ritornò quindi al barcone con al seguito una fila, che avvolgeva quasi il mondo. Una tenue nebbiolina annunciò il gran cambiamento. Noè, zelante si affrettò: mise in riga gli animali e ogni coppia, diligente, nella grande barca entrò. Salì infine la famiglia. Si apriron del ciel le cataratte e a quel punto, sotto voce, Noè, roco, bestemmiò. La zoo-Arca navigava. Il diluvio diluviava e con lalzarsi delle acque, la malvagia razza umana, affogando se ne andava. Qualche pesce con le ali, che dallacqua si levava, si guardava ansioso attorno per veder che succedeva in quello strano, uggioso giorno. Capiron tutto in un istante, e riportaron la notizia che quella del mare era la sola specie a dominare. Acquario Collage/Olio di Vittorio Stagni
Si trasmise unallegria che crescendo dilagò, culminando in euforia. Il diluvio diluviava. Sotto lacqua, un gran pescione mise a frutto lintuizione: si potrebbe far successo disse a un altro più prudente: in voi tutti c'è un difetto che non è cosa da niente: se da un pescatore si fa un pesce catturare, si contorce ed è casuale che si possa alfin salvare. Se slamarsi ci riesce, per la sua memoria corta, la stessa esca poi rivede, non resiste alla abboccata e famelico lafferra, non ricordando chè sempre quella. Siam la classe dominante, traiam vantaggio da questaurea situazione. Lo dobbiam comunicare non soltanto alla regione, ma ai pesci dogni mare e di qualsiasi conformazione. Fu capillare informazione per la specie dominante, che si accasò nelle città. Tane libere ce neran già tante. Siam la specie dominante! Siam la specie dominante!.. il brusio era costante. Gli ambienti: camere con vista, quelle grandi, furono preda dei delfini che vi apriron ristoranti per clienti sopraffini, dalle squame più eleganti. La piccola aragosta, fece quasi una fortuna con un circolo sportivo. Per visite guidate, in ogni storico angolino pilotava i gruppi, e a sera, tutti a cena dal delfino. Il diluvio diluviava!... Arca di Noè. Olio di William Turner
La preghiera, sempre quella: una traccia, un pugno, un lembo seppur misero di terra. La colombella ormai postina, volò in giro sulle acque dalla sera alla mattina, ma purtroppo inutilmente, perché di terra emersa non se ne vedeva ancor per niente. Per il popol delle acque si annunciava vita dura, la mancanza di armonia, dette spazio alla tensione favorendo lanarchia. Orsù coraggio!... disse un polpo monoculare: solo osando si può osare! Il problema più impellente era quello del mangiare. Nelle fasce alimentari qualunque pesce, se imprudente, dal più grosso era predato. Fu assembleare decisione: risolvere in gran fretta la drammatica questione. Seguiron scioperi, proteste: a dare un tono responsabile di maggiore autorità, ci pensarono i pesci rossi sventolando pinne rosse in politica unità. Mai vista una tal ressa; una folla dissidente assai impegnata a mostrare finalmente, che la massa non è fessa. Ceran però dei prepotenti senza alcuna educazione, che allarmavan nei quartieri la stanzial popolazione. Fu assoldata una milizia di razze elettriche e squaletti. Tornò subito lordine. Soldi santi, benedetti! Gli squaletti in pochi giorni diventaron pescecane e sparirono, a quel punto, non soltanto i pesci rossi, ma in numero maggiore, anche quelli assai più grossi. I pinnuti di memoria corta tentaron di stanare chi li potesse tutelare: qui ci vuol soltanto unorca, di sicuro ci sa fare e non ha memoria corta. Il diluvio diluviava!... Noè, fece uscire dalla mini finestrella ancor la bianca colombella, con lincarico insistente di scoprir se finalmente, fosse emersa un po di terra. La ricerca non fu breve. Passò il tempo ma, in sostanza, non troncò per quellattesa, il lor filo di speranza. Il diluvio Sotto al mare tempestoso il cetaceo poliziotto, operando con gran zelo, creò lordine perfetto senza un giorno di riposo. Seguì un vivere armonioso e la notizia si diffuse nelle acque di quel mondo un po bizzarro e misterioso. In superficie, la postina colombella tornò allarca con in bocca un ramoscello che annunciava: terra! terra! è tempo bello!... Ararat. Olio, di Aldo Cappellini
Quando lArca approdò lieve, il primo bacio quella terra, lo ricevette da Noè, poi, dai futuri Adami ed Eve. Avevan fame, era mattina. Seppur misera porzione, divisero equamente come fosse una frittella, la carne tenera, invitante, della postina colombella. Guardarono in torno con aria pia, timorosa: il gestore del creato aveva fatto pulizia. Era certo una gran cosa. La passata umanità dal Divino condannata, era stata per giustizia, giustamente giustiziata. Lonnipotente prevedeva, conoscendo anche il futuro che la novella specie umana sarebbe stata, nel ricambio, un successo di sicuro. Non più ladri mascalzoni. Non più truffe o truffatori. Non più ricchi e mendicanti. Non più trucidi mercanti. Non più maghi o cartomanti. Non più commercio di bambini. Non più mafie e assassini. Non più tasse esorbitanti. Non più infidi governanti. Non più droghe o liquorini. Non più banche grassatrici. Non più latitanze in altra terra. Non più presidenti in guerra. Tutto questo lui lo sapeva: grazie al gran diluvio possiamo migliorare. Un Dio ti ringrazio gli è dovuto, da tutti i popoli del mondo, per il miracolo ottenuto. Ci possiamo rilassare |