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INVITO A PASSARE IL GIORDANO Bronzetto di Franco D'Aspro Galliardi
Non difettava lentusiasmo agli ardenti combattenti; sulle rive del giordano non si spensero gli ardori. Quelle acque limacciose, dalla terra lor promessa, li tagliava ancora fuori. Ecco giunger la pensata di generale Giosuè: braccia al cielo ad una nube, invocò a piena voce lintervento di Jahvè. Il buon Dio captò il messaggio. Ripensò alla storia antica. Riconobbe che al Mar Rosso, a dividerne le acque fu pensata niente male, divertente, singolare. Ma dopo tanto tempo, chi ricordava come fare? La chiara nube diradava onde evocare quei ricordi; quandecco un giuzzo di memoria: separazione delle acque! Tossì, il Divino, un tuono strano e, un secco lampo a ciel sereno, colpì il lento scorrer del Giordano. Si divisero le acque paro-paro laltra volta; un prodigio facile, da niente e per Dio, più divertente. Come spesso in simil casi, i solerti sacerdoti trascinaron larca sacra nellasciutto del sentiero, a segnalar che Dio è presente, pur celato nel mistero. Giosuè glorificato, guidò gli ebrei oltre il Giordano ed entrò così in Galgata, piedi-asciutti-chiavi-in-mano. Cooperazione delle tribù oltre il Giordano. Attorno a fuochi fra le tende si cantava, si ballava, si vociava a tutto spiano. Circolava in ghirbe il mosto, alternato a latte e miele. Il frumento macinato dava azzimo artigiano. Frutta fresca, cibo sano, con lamica luna in cielo, che impallidendo lentamente ammiccava a un nuovo giorno, sulle valli rigogliose oltre il confine del Giordano. Visione di Giosuè. Giosuè dormiva male. Nel suo ventre, cibo e mosto fermentando, furon dincubo la causa e il generale con terrore, si destò angosciato urlando. Con la spada fiammeggiante premuta sotto la sua gola, un bianco angelo piumato gli annunciò, col volto bieco, che era giunta la sua ora. Fu solo un sogno, ma gli si impresse nella mente, fino a che un ambasciatore della Gerico vicina, lamentò che il gran casino di quella torma di invasori, turbava il sonno ed il riposo della virtuosa cittadina. Larrogante messaggero, senza proferir parola, tese il lungo magro braccio e con le dita irrigidite, sfiorò di Giosuè la gola che, reagendo sol distinto e non per sadico piacere, cacciò lambasciatore a forti calci nel sedere poi, rivolse il suo pensiero al lor solito Signore: dimostrare tolleranza o punir tantarroganza e difendere lonore? Dal legal silenzio-assenso, intuì chiara la risposta: ANDARE A GERICO, FAR GUERRA! e dato che ci siamo, Giosuè, aggiunse sotto voce: ne invaderemo anche la terra. Alla conquista di Gerico. Lorda fiera, intransigente decise subito alla grande e partì con uno scontro che per lor non era niente, o perlomen, poco importante. Giunti ai solidi bastioni della molle cittadina, gli armati, sbalorditi si bloccaron senza fiato e si morsero le dita. Si accorsero ben presto cheran stati minchionati; dovevan fare marcia indietro e rinunciare alla partita. Ciò che meno si comprende in magia più ti sorprende: infatti, di risorse, Giosuè, ne avea molte e siccome se ne intende, le sorti dello smacco di quella strana guerra, nelle mani sue riprende. La caduta di Gerico. Alla testa di ben sette sacerdoti, mani giunte, sguardo al cielo, pilotava larca santa allimbocco di un sentiero, salmodiando tutti in coro una nenia un po noiosa, che sapevan solo loro. Sette giorni, in processione, invocavan con la nenia, unarcana vibrazione. Poi, con sette corna di caprone suonate a mò di trombe, linurbano tentativo di sgretolare quel bastione: della città far pulizia, eliminar tutta la gente per risolver la questione. Ci provarono sei volte. Andò piuttosto male. Alla settima soffiata emerse metafisico il caos primordiale. Soffiarono più forte franarono le mura lasciando entrar la morte. Levento più immorale di amara comprensione, fu la strage generale. Donne, uomini, bambini, passati a fil di spada e condannata Gerico ad esser rasa al suolo e dalla terra cancellata. Sfuggì alla mattanza solo Rahab la meretrice. Messaggio per il cielo: il popolo di Dio avea rispetto per la vita, seppur di laida peccatrice. La conquista di altre località. Giosuè e la sua gente potevan dirsi soddisfatti se non ci avesser ripensato, perché forse un po distratti. Così guerra dopo guerra, conquistaron laltipiano, continuando lespansione, incuneandosi di forza anche nel vasto meridione. Morte di Giosuè Marmo . R.Bolognesi
Compiuti centodieci anni, il canuto generale lasciando il popol di Israele, di quel vasto territorio eletto erede universale, giunto al termin del suo tempo, sussurò ai sacerdoti proprio allultimo momento: me ne vado allaltro mondo, che già sò che sarà altro e di certo non rotondo. E siccome eternamente, galleggiare orizzontale troppo a lungo può far male, non mi saprò abituare; sotterratemi ad Elehare, alla fin meglio che niente, con proverbial santa pazienza mi dovrò accontentare. |