Giuditta e Oloferne

Home Capit.precedente Daniele

Giuditta e Oloferne

Giuditta: prima figlia dei natali che si snodan nel passato e fu:

figlia di Merasi

figlio di Oks

figlio di Giuseppe

figlio di Oziel

pionieri capolista capisaldi della stirpe che proseguon con il:

figlio di Elkia

figlio di Ananasi

e continuiam l’elencazione con già un po’ di confusione con il:

figlio di Rafaim

figlio di Achitob

vorremmo già farla finita, ma, speranza alquanto vana, la storia par farsi infinita, e, continuiamo la partita con il:

figlio di Elia

figlio di Cokeria

figlio di Elìab

Fra parentesi, un consiglio: non cercate di chiarire chi fu il padre oppure il figlio. Son tutti figli di Jahvè, e, della tribù Israelita ancora c’è il:

figlio di Nataniel

figlio di Salamiel

si preannuncia un capogiro: ricordiam che dopo il padre, normalmente viene il figlio.

Per non scambiar col figlio il padre, ricordiam che dopo il padre viene il:

figlio di Saradai

figlio di Israele

e, finalmente, seppur turbati, ma, con la mente più istruita, ritorniamo da Giuditta, d’avita stirpe Israelita.

Se qualche padre o figlio manca, qualcun altro ce lo metta, io ho già la mente stanca, e, trattare di Giuditta, seppure poco, è già abbastanza.

Nabucodonosor, Re degli Assiri, mosse guerra prima ai Medi, ne rase al suolo le città e continuò con guerre truci, per poi affrontar gl’Istaeliti.

Quando, al comando delle truppe, Oloferne il Generale che amava tagliar gole, stuprar donne, torturare, invase la Giudea, la povera Giuditta entrò in crisi esistenziale.

Per la morte del marito, l’amatissimo Manasse, si vestì di rozza iuta e col corpo castigato, si ritirò in una tenda eretta fuori dalla casa, per concluder la sua vita, in sofferenza vedovile per rispetto trapassato

Cavallo - Olio su tela. R.Bolognesi

Cavallo. Olio su tela. R.Bolognesi

Quando seppe di Oloferne, delle stragi e le violenze, si battè a pugni il petto, si sparse cenere sul capo ma pensò d’intervenire per difendere Israele, correndo un rischio un po’ azzardato.

Joakim, il sacerdote, solo per metterle paura, e, per dover sacramentale:

“Oloferne è una carogna. Tu sei vedova, virtuosa; ti stupreranno, è per lor normale, poi, ti taglieran la gola. Ti convien di più pregare, e, Jahvè, nostro Signore, t’indicherà la giusta via senza pronunciar parola.”

Al sermone di quel tale, Giuditta, riuscì appena a balbettare:

“Ragionar non è peccare: non è bene il solo bene, non è male il solo male, la giustizia è quel che vale.” E Joakim, sacerdotale:

“Il peggior di tutti i mali è il sapere di peccare, e, pur sapendo ch’è peccato, non resistere all’insidia; non volerci rinunciare.”

E Giuditta:

“ Sono sposa, casta e Pia; con l’aiuto di Jahvè manterrò la retta via”…

Allisciò i bei capelli, unse il nudo corpo sodo ammirandolo allo specchio, profumandolo di effluvi disdegnati da parecchio. Si agghindò con ricche vesti impreziosite da gioielli, come d’uso coniugale nei passati tempi belli.

Il sorriso di Giuditta e il suo incedere incisivo, fu il miglior “lasciapassare” fra le orde di Oloferne, che, con gli occhi fuor di testa inseguiron l’ancheggiare, finchè sparì dal generale.

L’esercito poltriva, Oloferne chiacchierava, chiacchierava…

“…stà tranquilla Giudittina, di possederti me lo sogno. Rispetterò la tua bellezza, ti prenderò sol mentre dormo…”

La pudica vedovella:

“Lo so, è vero, sono bella. Puoi guardar senza toccare. Certe cose, almen per ora, non le posso proprio fare…”

Dopo solo alcune lune, Oloferne bevve vino. Ci fu l’evento naturale e si compì il suo destino. Sul ventre liscio di Giuditta posò il capo il Generale per riprendere le forze, non per volersi addormentare. Ma, all’inizial ronfar leggero, con un fendente rapido, sicuro, con la spada del guerriero, Giuditta, furba e lesta, ad Oloferne addormentato decapitò la fulva testa.

Busto in terracotta.R.Bolognesi

Busto in terracotta. R.Bolognesi

Raccontò al suo popolo Giuditta, d’Oloferne la sconfitta. Lo stesso giorno il sacerdote, il Joakim già sopra detto:

“…ti ha mancato di rispetto? Ha abusato del tuo sesso?”

Così rispose la guerriera, all’indagar sacerdotale:

“certe cose non le faccio, nè per virtù le potrei fare. Per rispetto al mio Manasse, non me le potrei mai perdonare.”

L’importante nella vita, così come nella storia, è negar prima la vergogna, negar dopo, ancora e sempre, fino a perderne memoria.

Home Capit.precedente Daniele