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Giuseppe venduto dai fratelli Dopo aver girovagato e tante storie aver vissuto, morì per parto un dì Rachele dando alla luce Beniamino, con Giuseppe ancor bambino. Giuseppe crebbe puro e casto, molto amato da Israele. Era un figliolo con i fiocchi, che scoprì esser veggente iniziando coi tarocchi. Li imparò in tempi grigi con le carte dei Naibi, finché un giorno, allimprovviso, non spiegandosi il motivo, forse per ispirazione, riuscì a far divinazione. Prediceva ai suoi fratelli, alle pecore, ai cammelli. Nelle lande, pel deserto, tracciava in aria strani segni dinvisibili disegni. Divinava pure con quelli. Di notte spesso sagitava perché nel sonno, se sognava, quasi sempre divinava. Sognò in un campo, dei covoni. Il più grosso, ritto al centro dellazione. Gli altri, intorno sinchinavan, in stupita ammirazione. Raccontò al padre ed ai fratelli lo strano sogno dei covoni; come se lui fosse il signore, gli altri invece dei coglioni. Israele restò offeso ma non ci fece troppo caso, però ai fratelli, più irruenti, saltò la vecchia mosca al naso. Nessun di lor fece commenti. Per nascondere il rancore scivolaron fuor di tenda, con in corpo un gran livore. Giuseppe, giunto a diciasettanni con la fama di veggente, pascolando il piccol gregge prediceva coi tarocchi ai beduini del deserto, che restavano incantati, imbambolati come allocchi. I fratelli, pel successo, lo guardavano in cagnesco. Digrignavan piano i denti, con un odio radicale, come avviene fra parenti. Israele ci soffriva, ne provava gran dolore. Per mostrar paterno amore, al cocchino di papà cucì una tunica speciale, lunga, bianca, da signore. Capre.Pittura digitale,J.Padurean
In unoasi lontana, su cortese indicazione di un viandante occasionale, li scovò fra lerba alta, presso un pozzo naturale: mostrò la tunica speciale. Guidò il gregge al posto loro, mentre i perfidi fratelli progettavan di ammazzarlo e affettarlo coi coltelli.
Ruben, per evitare un bel casino indusse gli altri a ragionare, convincendoli a lasciare il sognatore al suo destino. Meglio offrirlo a un buon mercante, e cercar di farlo fesso. suggerì Ruben, Caliamolo nudo dentro un pozzo. Quando verrà la carovana lo venderemo a caro prezzo. Imbratterem la veste bianca con il sangue di un caprone e informeremo nostro padre, che il suo figlio prediletto, fu sbranato da un leone. Passò una prima carovana. Non si accordarono sul prezzo. Una seconda di Israeliti che li trattaron con disprezzo. Quella infin dei Medianiti, comprò luomo in fondo al pozzo per soltanto venti scicli, e non tirarono sul prezzo. Commerciando con lEgitto, nudo e crudo il buon Giuseppe, fu venduto a Putifarre, un eunuco tutto fare, che rivestì la spoglia merce rivendendola a un egizio, con una moglie molto bella, ma ahimè, in crisi coniugale. Legizio, dotto, potente, nominò Giuseppe, suo alter-ego-sovrintendente. Quellegizio, sia come sia, usava cambiar sovrintendenti ad un ritmo travolgente, perché la moglie bella, avea la bramosia, di collezionar sovrintendenti per natural ninfomania. Pose gli occhi su Giuseppe; non ci fu niente da fare. Assorbito totalmente da dilemmi di magia, il magnifico pastore, avea ripreso coi tarocchi a divinare per la via. La gran dama, molto offesa aprì gli occhi e fece il mago imprigionare. In gattabuia, non cedette il pio Giuseppe ma divenne, a suon di scicli, protettor dei galeotti, predicendo le lor sorti con lausilio dei tarocchi. Passò il tempo. La nuda cella sepolcrale si animò, per sestile zodiacale. Svelava sogni, vendeva piccoli amuleti, scarafaggi, magri topi, stercorari, anche un verme poco noto arrotolato a un bastoncino, che se baciato con fiducia, sistemar potea le cose volgendo al meglio ogni destino. Col fragor di unesplosione, rendendo celebre il gran diritto, la notizia dilagò sia nel basso che alto Egitto. Nel frattempo, il Faraone, nella piramide di Cheope, in una stanza sepolcrale con energia trascendentale, voleva svelare i sogni che lo facevan stare male. Sera fissato. Sognava, di sorvolar leggero sulle acque del gran Nilo, per poi scendere nel limo a pescar da pescatore a mani nude, senza esca e senza filo. Quando un sogno dissolveva, in un altro si mutava: in una vasta piantagione si spezzava gambe e schiena, per raccogliere, piagato, bianchi fiocchi di cotone. Trasmutato immantinente in un belladolescente, uno snob un po cretino, dopo averlo violentato lo voleva anche castrare, per serbar della sua voce, il bel timbro cristallino. Rigirandosi nel letto, disperato bestemmiava, e per svelar quel sogno oscuro, prese più di una rincorsa per dar gran testate al muro. Pur col cranio messo male, non si dette ancor per vinto. Sognò ancora di sognare: delirante, volò con Cheope nel cielo. Sorvolò valli, città doro con alte guglie di diamante. Altre tutte di cristallo. Il regno ricco ed allettante, di un re-asino-parlante: Lo voglio io quel regno. Solo io ne sono degno!... gridò forte il Faraone, .. lo conquisterò, ne son sicuro!... Al suo grido e al suo risveglio, diede ancor testate al muro. Giunse in tempo Putifera: strappò il Faraon al tetro Anubi, il dio dei morti nazionale. Ma il sognatore ormai demente, continuava a straparlare: Voglio chi mi sveli i sogni, chi li sappia interpretare!... Se la vita è solo sogno ed il sogno può esser vita, di quel regno sarò io regnante, non un asino parlante. Ci vorrebbe un sensitivo con energia trascendentale, che aprisse un varco per quel mondo affinché io lo possa conquistare. Giuseppe ci riuscirebbe, sol Giuseppe lo potrebbe. Giuseppe, con la nuova veste bianca in tessuto crudo lino, fu introdotto da Putifarre nelle stanze del divino. Schizzò subito loroscopo. Colto il segno zodiacale del celeste mondo astrale, confermò che in quel tal sogno, già poteva governare. Lo travolse coi tarocchi, preveggendo situazioni usando Tono-voce.per magia, quello abbindola-minchioni. Poi, gli donò un verme poco noto, arrotolato a un bastoncino, che se baciato con fiducia avrebbe reso intelligente anche legizio più cretino. Coi tarocchi, i sogni e i segni, sparò cazzate con i fiocchi, che mandaron il Faraone, prima ancora di Pinocchio, nel paese dei balocchi. Non gli crebbero le orecchie allingordo sognatore, che divenne ogni notte più potente, e di giorno più coglione. Giuseppe, sol da semplice pastore, diventò mago e viceré col potere in espansione, ottenendo anche mandato per i regni magici dei sogni, del demenzial dio-Faraone. Incontro di Giuseppe con i fratelli Era festa allegiziana, una festa popolare delle vacche in generale. Tutti accumulavan grano, aumentava il reddito e il bestiame, nessun pagava tasse. Era periodo di vacche grasse. Un periodo da ricordare arringò al popolo Giuseppe, perché fra sette anni, verrà il periodo di vacche magre, perciò dovete accumulare. Accumulate con premura tutto questo ben di Dio. Accumulate nei granai. Accumulate nelle stalle. Non lasciatevi fuorviare, accumulate, accumulate!... Tra la folla anche Putifera, un fior-fiore di egiziana, applaudiva loratore già signore del suo cuore. Lo abbordò presso un canale con una scusa originale. Lo pilotò nella piramide di Cheope, nella solita, speciale stanzetta sepolcrale, per farsi leggere i tarocchi e conquistarlo coi begli occhi. In quei periodi fecondi, a chi importava dei tarocchi? La svenevole Putifera scivolò a terra orizzontale, per lasciarsi conquistare. In quellambiente sepolcrale, esoterico, anormale, dopo erotiche capriole si trovarono, per caso, in esatta posizione da gaudente manuale. Era furba la ragazza. Dopo lapproccio sessuale si sottrasse, mise il broncio, non gliela volle più ridare. Con quel trucco, la fanciulla riuscì a farsi sposare. Poco dopo, di Giuseppe, partorì prima Manasse, poi Efraim, come se un figlio non bastasse. Finì il periodo di vacche grasse. Il periodo di vacche magre colpì tutto il medio oriente, come dal mago preannunciato. Si persero i raccolti, morì a grappoli il bestiame. La grande carestia, affamò sia gli animali che il vasto popol del reame. Il grande Faraone, al contrario, stava bene; superiore a certe inezie, perso in mondi colorati studiava come conquistarli, indifferente a quelle pene. Mentre il popolo del Nilo vedeva tutto deformato e camminando di traverso, mostrava solo il suo profilo. Da Canaan, Israele preoccupato, inviò i figli dal Faraone ad acquistar derrate per la stirpe, gli animali, ed arginar la situazione. Arrivarono in Egitto dopo un viaggio faticoso, sempre sotto il sole a picco. Giuseppe ordinò di caricare grano, vari beni pei fratelli, sopra il basto dei somari, nelle sacche dei cammelli e dette lor con gli alimenti, il permesso di tornare, senza fare complimenti. I serventi, caricaron le derrate con ritmato passamano, in fila indiana, di profilo, come nei fregi e nei dipinti che abbellivano palazzi e monumenti del gran Nilo. Ancor prima del previsto, terminate le provviste, Israele con i figli si rimisero in cammino e tornarono in Egitto. Giacobbe, voleva render un omaggio personale al generoso viceré, dimostrar riconoscenza, e per dovere ringraziare. Superato il grande Nilo, Israele si sorprese nel veder che gli egiziani, camminavan di traverso mostrando solo il lor profilo. Alla reggia fu lo stesso. Pensò Israele ad un vezzo della moda ed entraron per rispetto, tutti in fila e di traverso, con i menti sulle spalle, diligenti, di profilo, ossequiosi della forma per ludienza lor concessa, dal potente viceré del Nilo. Da una tenda uscì Giuseppe con il volto volto a loro. Abbracciò il vecchio padre, e con maggiore autorità, alto, fiero, rivolgendosi ai fratelli, dichiarò lidentità. Per primo fratel Giuda sillabò furtivo: E un miracolo fratelli!... Giuseppe nostro è ancora vivo!... Aggiunse Ruben, ricordando il sogno dei covoni. Quello centrale, il più alto ed imponente era ossequiato dai minori Fratelli miei siamo nei guai. Speriamo sol che ci perdoni. Tutti in coro, con i menti già infossati nelle spalle or più strette, implorarono umilmente: Oh perdonaci Giuseppe !! Oh perdonaci Giuseppe! Giuseppe, rispose sorridendo lor cordiale: Vi perdono, vi perdono, perché in fondo sono buono. Voi sarete delle birbe ma di mezzo cè la stirpe, e vi debbo perdonare per influenza celestiale. Non soltanto vi perdono, ma tutti voi e il padre mio, sorprenderò con un bel dono. Or mi debbo licenziare. Son vice-re del Faraone, debbo andare a governare. Sollevò il piede sinistro, compì col copro mezzo giro e una volta di traverso, uscì di scena di profilo. |