Profeteide

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Balaam-Balak

Ancora prima di Mosè, indovini scellerati combinavano casini. Una ventata “d’aria pura” la portarono i profeti, “gli ispirati del deserto” che, arrancando fra le dune inneggiavano a un Dio unico; sorgente sola d’ogni vita, creator di cielo e terra che, per il miglior dei mondi in pace, faceva vincer ogni guerra. Piombavano esaltati in villaggi miseri, arretrati, fra tendopoli lontane, dove, ai sermoni complicati preferivan gli stregoni dagli arcani riti strani, che risolvevano i problemi sbatacchiando gli amuleti, senza essere ispirati.

 Idoli pagani . Bronzetti.Franco Margutti.

Idoli pagani. Bronzetti.Franco Margutti.

Nel Nevîim e nel Pentateuco vien fatto il nome di Balaam, esoterista itinerante: Sapeva fare oracoli, evocar gli spiriti, far miracoli, benedire, maledire, sapeva legger nel futuro e sapeva infinocchiare un Re superstizioso, con le spalle messe al muro.

Sostavano i semiti nella piana di Moab, con scopi e fantasie di feroci scorrerie.

Era il momento per Balak dei moabiti, di chiamar Balaam a corte per esorcizzar gl’israeliti, confonderne le menti e senz’armi, senza guerra, solo con maledizioni difender tutta la sua terra.

L’astuto negromante per il magico intervento, volle una sacchetta piena d’oro, che inguattò nel caffettano nello spazio di un momento. Poi, per guadagnar prestigio agli occhi neri del sovrano, gli svelò un segreto antico, negromantico ed arcano: trasmutare oro fuso in risorsa d’energia dal vigore potenziato, a maggiore garanzia sia per Balak che per lo stato.

Balaam, determinato, partì per la missione con una giovane asinella e un’ arma di riserva efficacissima: la jella.

A sorpresa, dietro a un dosso, la ciuchina si bloccò come di fronte a un fondo fosso.

Balaam, irritato la percosse, ma la ciuchina non si mosse.

Due volte ancora la percosse.

La ciuchina si girò con un raglio nella gola che, chissà per qual malia, si trasformò subito in parola:

“che t’ho fatto per essere percossa? Dimmi Balaam, sono curiosa”.

Il mago: “di me ti stai beffando, animal della malora. Se avessi una spada in mano, ti taglierei la gola”.

“Non son io la tua ciuchina che fino ad oggi hai cavalcato? Ti ho fatto perdere la pista? Ti ho forse mai abbandonato?

“Nooo!...”

“Allora ascolta, non parlare: porta male portar jella, ma ancor peggio è maledire, si può diventar ciechi o si può anche morire. Stai dunque sul sicuro. Cambia vita! Convertirsi è una conquista, una gioia benedire. Il Signore del creato ne sarà molto felice. Ti premierà col suo perdono e siccome è Onnipotente, ti troverà anche un lavoro da far poca fatica e pagato in pezzi d’oro! "

Balaam si convertì! Benedisse gli israeliti per sette notti e sette dì. Anacoreta del deserto la ciuchina lo seguì e, con questa bella fola la sua storia continuò, ma per noi finisce qui.

Studio di R. Castelli

Studio.R.Castelli

Elia-Eliseo

…. e schiaffeggiò le acque col suo magico mantello. Si divisero le acque e fu così che il tozzo Elia attraversò il letto del Giordano camminando sull’asciutto, con il fiume in sua balia.

Una seconda mantellata; tornò tutto come prima e il profeta fortunato iniziò la sua giornata.

Mosaico, marmo.Federico ManiniSi diresse di filato alla vigna di Naboth già nell’intimo irritato perché, al torrente di Cherit già da tempo prosciugato, quei corvacci che al mattino gli portavan da mangiare,da più giorni eran spariti costringendo, il pover’uomo, suo malgrado a digiunare.

Con i nervi a fior di pelle e il ritorcer di budella, si affacciò a quella vigna dove c’eran Re Acab, la fenicia Gezebel, per comprar vigneto e terra di Naboth e sua sorella.

Vite. Mosaico di marmo. Federico Manini

Pubblicista del Divino, quell’Elia strafottente, grosso, sporco, si può dir di più, indecente, rivestito sol di pelli, suscitava in Gezebel il disgusto più evidente.

Elia, tuonò allora da lontano, dando sfogo ad un istinto che ai regnanti parve strano: “i vostri dei della natura, idolatri ripugnanti, son feticcia spazzatura!... Lo grido forte e son deciso; se non vi convertite son capace d’ogni cosa pur di mandarvi in paradiso. Miscredenti, io vi sfido: al Carmelo con due buoi, su due are di legname, che nessun dovrà infuocare. Ne arderà soltanto una; deciderà il vero Dio: o quello vostro o quello mio.

Sibilò un secco ramo che Gezebel scagliò ad Elia, che lo scansò solo per caso e pel rimbalzo artigliò in mano:

“ma tu guarda quella strega…” si disse sotto voce e lanciò il vaticinio con un tono più feroce:

“quel ramo secco che hai lanciato ti sarà ritorto contro; seccherà tutta la terra! Saran natura morta i prodotti del reame, fino al giorno del confronto per l’incendio del legname. "

Fuor di testa per l’ardire, i due reggenti inviperiti, impugnaron dei randelli e inseguiron quel pancione che, fuggì gambe levate, fino alla casa di una donna, in Zarepta di Sidone.

La pia donna aiutò Elia; gli dette cibo, protezione. Barricò il fuggitivo in una “camera con vista” su di un mondo che cambiava sotto un sole prepotente, in un ciel che vomitava.

Per siccità e desolazione si azzerò la provvigione.

Eliseo, un contadino, si rivolse al “mago Elia” per un rito di scongiuri tipo “danza della pioggia”, per blandir l’astro Divino.

Arte mista su tela. Daniela Meloni

Arte mista su tela. Daniela MeloniNon tornò più alla campagna, abbandonò la sua magione. Fu discepolo d’Elia con la fede in quel tal Dio che poteva, da una nube, far discendere tant’acqua: “tanta-quanta-Dio-ne-vuole”.

Non ricorse alla magia il futuro Santo Elia quando seppe da Eliseo che la morte dilagava sulle greggi, sugli armenti e i lor padroni, per sadismo religioso, giusto sol per concorrenti, forse anche un po’ coglioni.

Volle sfamare quella gente e come-normal-cosa-da-niente, guardò il cielo, sospirò e i due buoi della magione, in spezzatino trasformò. Ma più bestie macellava, contro ogni legge di natura, più la mandria gli aumentava. Pure alla donna che l’ospitava, la farina nella madia mai finiva. Raddoppiava pure l’olio e come omaggio pel disturbo, resuscitò il suo figliol morto.

Nella reggia, la Regina, non dormiva, s’agitava, con Acab che nella stanza, borbottando della sfida, tutta notte passeggiava. Il mattino Acab decise. Accettò il gran confronto: decider quale Dio fosse fra i lor quello più vero e levarsi così, per Dio, ogni traccia di pensiero.

Quattrocento sacerdoti e una scorta di cinquanta, in attesa sul Carmelo con i reali, la lor boria e irritante tracotanza; Eliseo, allineato a fronte con un popolo agitato, certo già della vittoria, in evidente maggioranza.

Ansimando giunse Elia col ritardo di un padrone; intimò di far silenzio e declamò la sua orazione: “Dio mio universale accendi il fuoco di una pira e, sta attento a non sbagliare! Quella a destra è quella mia. Per convertire sti caproni, vedi un po’ quel che puoi fare!...”

Dall’altare eretto a destra divampò un fuoco intenso, “volitivo” che alitò ardente in alto, come fosse fuoco vivo.

Lo scoppietar lieto dei legni non fu solo fantasia, ma parve musicare una dolce melodia.

Esplose un alleluia e i pagani sacerdoti furon trucidati senza tanti complimenti, senza implorare Baal nè dire addio ai parenti.

Acab sfuggì al massacro rotolando giù dal monte, Gezebel più fortunata, imboccò un sentier di fronte e gridò che la partita non era ancor finita, anche a rischio della vita.

Per anni e anni, Gezebel, covò l’odio più sincero per i seguaci del Dio d’Elia e per la strage sul Carmelo. Volea punir gli anacoreti, eliminare il loro culto, il piromane Jahvè e vendicar del Re i serventi. Perseguitò i jehaviti, ma i veri due “braccati” erano Elia ed Eliseo, che sfuggirono ai soldati mendicando, predicando nei deserti di altri stati.

Passaron tant’altri anni.

Ormai cieco e vecchio, Elia, in preda a stress e depressione, “acciaccato” per gli affanni:

“non son migliore dei miei padri…” confidò ad Eliseo: “…meglio andar su da Jahvè per non rischiar di fare danni. Che vorresti se ci andassi?”

“Il tuo spirito vorrei, doppio inoltre più del tuo. Camminar per tutti e due, predicar del nostro Dio, combatter tutti i falsi dei. ”

“Avrai quello che mi chiedi se Jahvè mi assurge in cielo. Và a trovar altre locuste, devo parlar da solo a Dio; lo voglio far prima di cena e voglio farlo a modo mio”.

Passò uno strano certo tempo; forse un giorno o un sol momento.

Si riscosse il grande vecchio alla voce d’Eliseo, agitato, un poco roco:

“sveglia-presto-c’e-un-trasporto, corri-in-fretta-dura-poco.

Quel grande carro ed i cavalli, sono fatti sol di fuoco. Nonostante i tanti anni, il gonfiore del pancione, corse al carro e rivolgendosi al discepolo: “Lassù il tempo è sempre bello…” l

anciò il suo magico mantello,

“…non aspettarmi per la cena. Ora debbo proprio andare, ma verrà di certo il giorno che tornerò per predicare”.

Con un sorriso da profeta salutò il buon Eliseo e, convinto presto di tornare, assunse in ciel senza bruciare.

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