Sodoma e Gomorra

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Bevitori.olio.Cesare ZavattiniBevitori. Olio, di Cesare Zavattini

Era sempre carnevale sulle rive del morto mare. Radunavan molta folla le città di fango e breccia costruite sulla sponda, circondate dalla forra: le due Sodoma e Gomorra.

Fra il torvo popol … del bitume, che non potendo balneare nelle acque del morto mare per il gas pestilenziale che annebbiava i loro cervelli, si affermò il poter del male.

In quei tetri scuri ambienti corpi nudi compiacenti si scambiavan compagnia – un groviglio di serpenti – con infernale bramosia.

 

 

Lot e le figlie.

Fra i corrotti del bitume, una bionda ragazzina girellava, un po’ svagata, sperando in cuor d’essere amata. Per sua disgrazia era bruttina e da nessuno era notata.

Sbirciò fuori dalla porta per veder chi c’era in giro, stava Lot seduto a terra, che le inviò lieve un sorriso e un prudente saggio avviso: “Rientra dentro ragazzina. Non sostare fuori al buio. Se ti vede uno cattivo, può stuprarti di sicuro”.

Lei, obbediente, dette ascolto a quell’individuo e rientrò rapidamente, ma sulla soglia si scontrò con uno scemo pien di voglia che senza dire una parola l’abbrancò e contro il muro, brutalmente, la fanciulla violentò!

Violenza. Scultura, di R.Bolognesi

Violenza. scultura. R.Bolognesi

La ninfetta soddisfatta corse in fretta dalla mamma rossa in viso, forte urlando:

“Ce l’ho fatta! Ce l’ho fatta! Madre mia, finalmente ce l’ho fatta!...

Orgogliosa la mammina abbracciò la sua piccina, commentando saggiamente: “Confidavo nell’evento: un miracol può capitare, si trattava sol d’aspettare”…

La ninfetta violentata era lei che ora osava.

Incrociando uno a caso, pur se ubriaco barcollante, lo abbrancava, lo sdraiava e lì sul posto, con libido copulava.

In quel tempo ora remoto, per svagarsi c’era poco.

Come narrato nella storia, fu che a Sodoma e Gomorra Lucifero vinse quella guerra e dando sfogo alla sua boria, quel demonio dell’inferno, con laide grida di vittoria dileggiò anche il padre-eterno.

Per Jahvè fu naturale sentir da lui salire il male: “C’è qualcosa di anormale; vado giù a controllare”.

Uno schiocco innaturale – più divin che sovrumano – e di colpo sulla terra incontrò per primo Abramo.

Dal produttore della stirpe volle esser informato sul perché il male in terra, cosi rapido s’è affermato.

Quando Abramo raccontò che per feral combinazione il mefitico maligno vinse la rivoluzione, fu assai forte l’emozione del creatore, che accigliato sentenziò la decisione sul destin delle città: “distruzione!”

Abramo turbato reagì dubbioso:

Seguì un parlottar confuso, un trattar rapido, ansioso, col suo amato creator glorioso:

“E… se ci son cinquanta giusti meno cinque, li uccideresti sempre tutti?”

“El” rispose un po’ piccato:

“Che, mi fai domande trabocchetto?”

Controlli se sui numeri sono colto e ben ferrato?

Sono forte in matematica. I futuri teoremi li conosco a mente tutti. Ho per secoli studiato, non mi becchi impreparato con questi tuoi stupidi trucchi.

“Vedi… - mormorò Abramo – come parlo al mio Signore?

Io son meno che niente, ma ho soltanto l’intenzione di salvar le due città e la lor popolazione.

Se saranno allor quaranta, che succederà in sostanza?”

“Avrò una divina tolleranza”.

“E se trenta?”

“E se venti?”

“E se dieci?”

“Vivran tutti, giusti e biechi!”

Seguì uno schiocco, una magia, e il Signore volò via.

Non andò molto lontano, si fermò dei setti cieli, al più

modesto primo piano.

Uno spazio piccolino, un divano, un tavolino con su un

sigaro toscano.

Chiamò due angeli senz’ali, - perché di angeli ce ne son tanti

e non sono tutti uguali. – Eran biondi, alti, belli, sembravan quasi due gemelli.

Li inviò deciso in terra per più precisa informazione, atta a prender, con giustizia, la tremenda decisione.

Dette loro un nome sciocco che non li turbò minimamente.

E rapidi in mission, come saette, partiron zero-zero e il fustaccio biondo sette.

Sedeva Lot, con aria smorta, sul gradino della porta della Sodoma distorta.

Con gran stupore riconobbe, per sagace intuizione, i biondi inviati del Signore.

Li invitò nella sua casa come ospiti preziosi, sia per metterli al riparo e in più, per non parlar lì fuori.

In quel luogo di mestizia, si sparse presto la notizia.

Troppo biondi, alti e belli i due stranieri.

Carni scelte come quelle eran nei sogni lussuriosi, e nei lor torbidi pensieri.

Si formò fuor dalla porta una folla di vocianti, impudichi sodo-amanti.

Bramosi violenti. China, di Vincenzo Sparagna

Bramosi maledetti.China.Vincenzo Sparagna

Battevano con forza per buttare giù la porta, con grida oscene di ogni sorta:

“Gli stranieri sono eccitanti, belli in modo innaturale.

Anche a noi spetta ospitarli che vogliam con lor giocare…”

Un’altro ancor si udì sbraitare:

“Noi sappiamo ormai chi sono: zero-zero e il biondo sette!..

“Dacci almeno zero-zero!..”

“No, vogliamo pure sette!...”

“Si!.. Prendiamo tutti e due, che palpiam le lor chiappette!...”

Irato Lot, serrò l’uscio coi paletti, salvando gli ospiti celesti da quei bramosi maledetti.

Zero-Zero in cor con sette, disse a Lot:

“Riunisci in fretta la famiglia e con loro fuggi via da questa torbida genia. Non mostrate indecisione! Noi sappiam, voi non sapete, che per alta decisione qui avverrà la distruzione, e che al momento del giudizio – il consiglio sembra ermetico – che nessun si guardi indietro!”

Dopo aver cosi parlato, con uno schiocco un po’ attenuato, spariron nel cielo più veloci del pensiero, avendo assolto il loro mandato.

Un istante per l’azione e di colpo dal Signore con la precisa relazione.

“EL” ascoltò senza dir verbo.

La faccenda non gli andava. Per una giusta soluzione, con gran calma ci pensava e ancor più ci ripensava.

In quel tempo sempiterno non ha fretta il padre-eterno.

Grazie alla sosta intellettuale, Lot arrivò con le due figlie, nel paesello di Soare.

Occhio di dio.olio.Aldo CappelliniOcchio di Dio. Olio, di A.Cappellini

Il creatore, non smettendo di pensare, guardava in basso la sua terra con quella macchia maledetta.

Dal divano, uno e trino, lentamente allungò la mano per prendere dal tavolino il buon sigaro toscano.

Se lo accese beatamente con la scintilla di una stella.

Dette qualche spipagliata da perfetto intenditore, e la scintilla lanciò in terra.

Non più Sodoma e Gomorra, né la sua popolazione.

Fu totale distruzione.

Un mondo morto che rotolò per sempre, fra i liquami del mar morto.

Anche a Soare e tutto intorno, ci fu un franar di case e rocce.

 

Non riuscendosi a controllare, la moglie di Lot, corse curiosa a curiosare.

Zero-Zero in cor con sette, l’avevan detto che nessun dovea guardare.

Lei, non dando loro ascolto, diventò immediatamente, non per causa naturale, una statua di buon sale.

Fu scoperto tempo dopo che, raschiandola un pochino, gli abitanti della zona potevan far sana provvista di quel dono alimentare.

Non era il sale molto sporco del locale mare morto, né il bianco minerale ormai saturo di zolfo.

Quello invece della statua era speciale, assai più sano e saporoso perché sal di corpo umano… “Era sale cellulare”.

Così Lot, senza compagna, per prevenir altre sorprese si rifugiò con le due figlie in una grotta su in montagna.

Quanto è bella la natura tanta pace, aria pura.

Sorge il sole la mattina e già ti allieta la giornata.

Quando alfin giunge la sera, la giornata è terminata.

Senza più gente corrotta, com’è bello vivere in grotta!...

I rumori della notte – pensa Lot – sono di “EL” una gran trovata:

“Accompagnano il mio sonno e mi fan la serenata”.

Le figlie, andando al sodo, non la pensavano a quel modo.

Disse quindi in gran segreto alla sorella, la più grande:

“Neppure un uomo c’è qui attorno. Come faremo senza amante?”

La più piccola, diretta, con ingenua aria furbetta fece notare:

“Nostro padre è anche lui uomo. Lo potremo quindi usare”.

La sera infatti, al desinare, lo fecero bere in modo tale, fino a farlo ubriacare.

Lot, si stese sul giaciglio e cominciò forte a russare.

Il momento era perfetto!

Come un lampo la più grande, si affrettò a giacergli accanto sul paglion matrimoniale e quel che fece, disse lei, fu da non osar neppur pensare.

“Al suo fianco delicata, tocca, mena e alla fune, quando funziona, per tutta la nottata, si dà una bella dimenata e su di lui ci si abbandona”.

Sorge il sole, è già mattina.

Le figlie di Lot, Olio, di A.Cappellini

FIGLIE DI LOTolio.Aldo CappelliniCome cosa ormai normale, alla sorellina dice:

“Sarà pure come sia! Finalmente son felice”

La stessa sera, ancor per cena, si ripete, con la minore, la narrata uguale scena.

Pure lei andò al padre acconto, “Si strofina delicata, tocca, palpa, a lungo mena e alla fin, quando funziona, su di lui ci si abbandona”.

Il dì seguente, un po’ spompata rivelò ancora assonnata:

“Non mi sento d’esser corrotta, ma ho scoperto finalmente, quant’è bello vivere in grotta!”

“Di quel ch’è stato raccontato, soltanto in parte l’ho accettato. Io intendo precisare che è un fatto culturale.

A scoprirlo non serve un genio.

Non facciamo la morale e neppure inquisizione.

Per concludere v’informo, che, a onor del vero, il buon Lot bevea sol acqua, perché virtuosamente astemio…”

Le due figlie più felici, diventaron delle madri come altre genitrici.

Rispettando il divin patto col diffondere la stirpe, furon solo meritorie per le loro umane voglie.

Anche noi ne siam felici, e rispettiam, con tanti auguri, la diffusion degli ammoniti e sottomessi poi da David, l’espansion dei moabiti.

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