Tobia

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Tobia

Tobìa, figlio di Tobìel, che fu figlio di Ananiel, erede maschio di Aduel, primo figlio di Gabel. Capostipite di tutti: il defunto padre Asiel, e, la genesi degli avi generata da Neftali, si conclude senza “El”.

Salmanassar, Re degli Assiri, fece schiavi Tobia e Tobìel come tant’altri Israeliti.

Dalla Tisbe, nel sud Cadès passaron per paesi ad ovest sostando prima in Galilea, una regione un po’ più a est, poi, a Casor, nella piana del nord-est, quindi a Sefèt più in alto a nord rispetto a quella del nord-est.

Tobia e Tobìel, lavorando, poveracci, per l’Assiro Almanassar, per gli stenti e la fatica, furon ridotti umani stracci.

Giunse il buon Re Assaraddoness: li riportò in Tisbe, al sud, un po’ più a nord di El-Cadès.

A Tisbe ci fu festa, detta allor “Pentecostale”, ma, a guastare quella festa, ci pensò un certo “tale”, morto sol per omicidio, non per causa naturale.

Tobìel pietoso e per dovere, dovette il “tale” far sparire, sotterrare in fretta e furia e da nessun farsi vedere.

Asciugò il sudore in fronte appoggiandosi ad un muro con sul bordo tanti uccelli, sopra al muro sotto a un ponte.

Per una strana anomalia, i passerotti sopra al muro, sganciaron cacchette in sintonia centrando gli occhi di Tobìel, in quantità talmente enorme da provocare, al buon tapino, una cecità passeriforme.

Nella casa dei festanti, c’era un angelo. Un amico. Un amico di famiglia, ma, nella Tisbe, quella più a sud della Cades, di quegli angelici aiutanti, solo per far “opera pia” e per protegger mogli e figlie, ne circolavano già tanti.

Grazie ad angelo Raffaele chiamato a volte Zaccaria, protettore di famiglia, di Tobia, e, soprattutto per più fede, della giovane sua zia, che, aprì i cuori alla speranza col poter di certi pesci che possedevan la sostanza, entro loro interne forme, di curare alla radice la cecità passeriforme.

Sono un dono della sorte e fan miracoli alle volte, certi angeli di amici, soprattutto con i pesci, se le cose vanno storte.

…e fu così che Zaccaria, accompagnato da Tobìa, al fiume Tigri, nel nord-est, catturò un gran pescione venuto invece da sud-est.

Il cuore, il fegato ed il fiele, furono estratti da Zaccaria per il lor magico potere.

Toccò a Sara la fortuna di guarir da tutti i guai con quel fenomeno di cura.

Causa: quel demonio d’Amodeo. Subdolo “amico di famiglia”, il sol maligno vero reo.

Il Raffaele-Zaccaria con il cuore, il fegato serbato, il mal-demonio esorcizzò, e, nel giron degli idrofobici quel mal-dannato, confinò. Poi, con Sara in una stanza, l’iniezione di fiducia, e, la donò a Tobia-l’amico per un futuro di speranza.

Da Tisbe a sud della Cadès, fino a un nord della Sefèn, e, nella valle della Media, la novella dilagò soprattutto fra gli sciocchi, come: il “miracolo del fiele” dell’amico di famiglia soprattutto per gli allocchi, protettore della casa, protettore della zia: l’angelo buono Raffaele, di nome anche Zaccaria.

Per la grazia della vista, Tobiel fece una gran festa a Pentecoste, che durò una settimana. Mangiaron carne senza sangue e buoni pesci senza lische fino a notte, senza soste.

Così, con Sara, Tobia, Tobìel e, “l’amico di famiglia”, iniziò la dinastia, detta: “dinastia del grande pescione”, curator, fra tanti mali, anche di quei di qualche moglie, ma, soprattutto, ed è la storia, efficace itticacura, per la “cecità passeriforme”.

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